Tanto per non perdermele.
- Dopo la sentenza d'appello sul caso Mills Filippo Facci* avanza sospetti sulla correttezza della sentenza adducendo come prova la rapidità dell'emissione. I tempi della giustizia visti come tempo per l'emissione di una sentenza d'appello sono un dato fuorviante. Facciamo due conti, allora.
I fatti di cui Mills è accusato risalgono al periodo 1997-98, la sentenza di primo grado del febbraio 2009, quella d'appello dello scorso 27 ottobre.
Prendiamo a titolo di confronto l'omicidio di Marco Biagi: ucciso nel 2002 il processo contro i suoi assassini ha visto la sentenza di cassazione il 20 ottobre scorso. Un processo difficile, con meno informazioni a disposizione e iniziato in modo fortuito dopo l'arresto fortunoso di Nadia Desdemona Lioce (arresto che costò la vita a Emanuele Petri). Se proprio vogliamo far meglio i conti portemo dire che le indagini sono iniziate dopo l'omicidio D'Antona nel 1999, ma siamo più corti lo stesso. Inoltre si tratta di una caccia ai fantasmi non di gente che firma documenti in chiaro. In aggiunta, definire i giudici peggiori di uno sprovveduto studente di giurisprudenza di sicuro non aiuta ad ingraziarseli.
Valutare l'afidabilità di una sentenza dalla sua rapidità senza entrare nel merito, questo si che è sospetto. Facci farebbe bene a trovarsi pigmalioni meno compromessi, se li può permettere. - Ho sentito Emma Marcegaglia parlare di mobilità sociale. La Marcegaglia. Come sentire Hannibal Lecter parlare di teneri bambini.
*la dichiarazione è stata trasmessa da Radio24 a La Zanzara, ma la puntata non è presente nel podcast.