Quali rappresentanti di un'istituzione autorevole che qualcuno tenta di annientare strumentalizzando il "caso" siamo disgustati da una vicenda grave che sta via via assumendo le fattezze di un fatto politico e che rischia di disonorarci: come per il caso Bianzino, il caso Aldovrandi.Così Leo Beneduci, segretario generale dell'OSAPP sui movimenti seguenti morte di Stefano Cucchi.
Quando sento parlare di onore comincio ad essere sospettoso. L'onore lo si conquista ogni giorno, è uno stato da mantenere, non da difendere. Uno può essere onorabile ed un giorno combinarla grossa (ma con i politici che ci ritroviamo non pretendo troppo da un sindacalista, oggi l'onorabilità non si nega più a nessuno). Ma per Beneduci tutto prescinde l'accertamento dei fatti: difendo l'onore con le mele marce. Capisco che lo scaricabarile sia odioso, ma la reazione sembra un tantino fuori dalle righe.
Il capolavoro, però deve ancora arrivare:
Le ombre ci uccidono, uccidono l'intera categoria alla quale ci esaltiamo di appartenere, ed è triste che fino adesso siamo stati l'unica organizzazione sindacale ad avere il coraggio di dire la propria con grande chiarezza ed onestà.Il fatto che uno si esalti ad appartenere ad una categoria è da un lato preoccupante e dall'altro di un piattume desolante. Ma soprattutto: in questa storia non sono le ombre ad uccidere (direbbe Carlo Lucarelli), e non uccidono le categorie. Calci, pugni e manganellate hanno ucciso un uomo.
Nota in calce: il sito dell'OSAPP è me-ra-vi-glio-so. Nel banner dove linkano l'area riservata agli iscritti scorre una frase: "Solo per gli iscritti, perchè certe "cose" non tutti le possono sapere...". Ecco, a me piacerebbe sapere cos'è che non posso sapere (lo so, è un serpente che si morde la coda). E perchè la parola cose è tra virgolette. Visto che si parla di guardie carcerarie tutto questo m'inquieta.