Avevo sedici anni ed ero al secondo anno di scuola professionale. Feci la conoscenza del nuovo insegnante di fisica, LT. Trentino, socialista, dinamico, pieno di iniziativa. Convertì in craxiani diversi compagni (di classe, non fraintendete). Non fu un atto volontario, è che era una persona con il fascino del successo, del movimento, contrapposto alla staticità degli altri insegnanti, ingessati, spesso legati unicamente al mantenimento della disciplina. Quindi alcuni lo seguirono con entusiasmo, sia nello spirito che nel partito, nessun tesserato, ma molti futuri elettori.
LT era uno che le cose le prendeva di petto, però non era stupido. Quindi non faceva le battaglie contro i mulini a vento, nè tentava, come si dice a Verona, di fermare il treno col culo (passatemi il francesismo). E siccome non è che gli piacesse tanto l'effige di quel tizio con uno straccio (ipocrita) sulle pudenda appeso al muro, e siccome propugnava princìpi magari non così diversi, ma di diversa origine e soprattutto difesi da ben altri paladini, tanto disse e tanto fece che dopo qualche mese dal suo arrivo una foto di Pertini campeggiava in ogni aula. Con tanto di pipa. Niente legno nè vetro, solo una bustina di plastica con un bordo (rosso) e un foro per poterla appendere.
A me, che all'epoca frequentavo ambienti cattolici (dev'essere allora che è nato il concetto di partecipazione esterna) e valutavo il tesseramento alla FIGC (non quelli del calcio, gli altri), l'accostamento non fece lì per lì grande effetto. Solo anni dopo pensai che il mio allontanamento dagli ambienti clericali iniziò in quel momento, davanti a quelle due figure accostate. Uno giovane, nudo (o almeno così avrebbe dovuto essere), morto, portatore di valori regolarmente disattesi specie dai suoi presunti fiancheggiatori. L'altro anziano, con pipa e occhiali, vivo, combattivo propugnatore di convinzioni civili, anche lui disatteso dai suoi compagni (non di classe, non fraintendete), ma allo stesso tempo più umano, raggiungibile, entusiasmante. Meno etereo, divino, non legato al sacrificio estremo (ho sempre detestato i romantici), piuttosto al lavoro, alla fatica quotidiana.
Lentamente, con l'inconsapevolezza che mi ha sempre contraddistinto, mi spostai dall'uno all'altro. Un po' di contrasti con persone poco intelligenti fecero il resto.
LT, per conto suo, rimase con noi per due anni. Lasciò la scuola alla fine dell'anno scolastico 1982-'83, forse incurante di quello che si lasciava alle spalle. Nel giugno dell'85 arrivò Cossiga e alla successiva ripresa delle lezioni, a settembre, un addetto dell'ufficio tecnico passò per le aule a sostituire le foto, non senza destare sorpresa.
Stessa busta con bordo rosso, ora fuori tema. L'uomo nella busta guardava finalmente con favore il cencio che copriva il suo vicino di muro, l'uomo in croce tentava di volgere lo sguardo altrove, che ci vedeva lungo.